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Mattonelle Inciampare nella  Cultura

Le Vie dei Poeti a Castelnuovo Nigra

 

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Un Ringraziamento speciale a tutta la giunta comunale , in particolare alla sindaca Enrica Caretto che si è spesa in prima persona per portare  a Castelnuovo Nigra il percorso poetico Le Vie dei Poeti Amilcare Solferini .

 

Il percorso è incentrato sulle opere del poeta 

Costantino Nigra  

 

 

 

 

Sirena d’Adria

 

 

A te ride e sfavilla
nell' azzurra pupilla
il lume di serena gioventù;

sotto il labbro sanguigno
invïolato scrigno
di schiette perle d' Orïente hai

tu;


e stranamente bionda
sul bianco òmero l' onda
ti scorre immensa della treccia d' or.

Il seducente viso
hai di Sirena, il riso
della Gioconda, e d' una Sfinge
il cuor.


Al cenno tuo devoti
i pallidi nepoti
di cento Dogi ti vedesti al piè.


Là nella tua Fenice,
casta provocatrice,
mille occhi indarno s' allumaro
in te.


Tu temeraria e bella,
salamandra novella,
calcasti illesa i torridi carbon.

 

Chi sei? Che vuoi? Qual’ ira
d' offeso Dio t' inspira
a farmi udir di tue parole il
suon?

Non io di linfa lene
ho le dormenti vene,
ma bolle il sangue concitato al sen.


E a te spento il cinabro
già s' impallida il labro.
Beviamo inconsci acre d' amor
velen.

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 120

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 120

 

In attesa di collocazione

 

 

AI COMPAGNI DI STUDI E D’ARMI MORTI IN BATTAGLIA

 

 

Dalle memori rovine
di trionfi e di sventure,
dalle ceneri latine,
dalle fosche sepolture,
dai tre mari risonanti,
dalle eterne Alpi giganti,


una voce all' improvviso
si levò per l' aria muta;
l' han udita sul Ceniso,
il Vulcan l' ha ripetuta;
rapidissima trasvola
la fatidica parola.


“ O voi che a lunga servitù devoti
tanto aspettaste del riscatto il dì;
voi di Camillo e di Scipion nepoti,
sorgete, l' aspettata alba apparì.


All' armi! Come suono di tempesta
s' ode quest' inno implacato
echeggiar.
All' armi, all' armi! dall' acuta cresta
di Monviso al sicilïano mar! ".


Alla voce portentosa
per l' italiche contrade
fiammeggiò dall' Etna al Rosa
il baglior d' ultrìci spade,
e voi pur balda coorte,
libertà gridaste o morte.

 

Chiuso in arma il giovin petto,
del piumato elmo6 coperti,
nudo il suolo aveste a letto,
vi fur tenda i cieli aperti,
e cadeste il sen piagato
sul vessillo conservato.


Ah! su voi si schiude il grembo
delle venete vïole ;
senza gelo e senza nembo
vi sien pie le stelle e il sole;
e sull' ossa aride cada,
come pianto, la rugiada.


Fortunati i santi avelli!
Gloria all' urna sanguinosa!
L' avvenir dei dì novelli
in quei tumuli riposa.
Odi Italia; cantan l' ossa
la canzon della riscossa:


“All' armi! Come suono di tempesta
s' oda quest' inno implacato echeggiar.
All' armi, all' armi. Dall' acuta cresta
di Monviso al sicilïano mar” .

 

 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 129

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 129

 

In attesa di collocazione

 

 

Visione

 

Per poco attratte dagli umani pianti,
per la glacial serenità del polo ,
calan nei sogni le divine amanti.
Ed ecco anch' essa nel notturno volo


discende per sottil raggio lunare
nello spiraglio dell' imposta chiusa,
e di luce d' opale circonfusa
a me dormente l' esil forma appare.


E bene io sento il suon di sue parole;
m' arde di vera fiamma il vacuo
amplesso;
poi lenta sfuma pria che spunti il
sole.


Perchè, perchè fallace larva sei?
Scendi calda di vita a me dappresso
o non mi desti io più dai sogni miei!

 

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 124

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 124

 

In attesa di collocazione

 

 

La tempesta

 

 

Placide vacche e docili cavalle
pascon l' alto trifoglio.
Come un immenso drappo d' or, le gialle
spighe sui campi stendonsi


gonfie e feconde del futuro pane.
Spazzata è l' aia; suonano
le falci sull' incudine. E’ domane
la festa dei manipoli.


Batte di desiderio e di speranza
il cuor dei vecchi; ai giovani
brilla negli occhi la vicina danza
sulla pestata paglia.

 

La dura terra alfin non più matrigna
la rude opra ricambia
di larga messe al suo cultor. La vigna
stende orgogliosa i pampini


promettitori del giocondo vino.
Ma l' aria ecco s' intorbida
nel lontano ponente. Repentino
scuote le foglie un brivido.


Rapide e fitte su pel cielo spento
le nere nubi ascendono,
mugge da presso la tempesta, al
vento
stridon percossi gli alberi.


Piomba feroce la gragnuola e fugge.
Ma, nel fuggir, la tragica
devastatrice in un balen distrugge
la messe e la vendemmia.


E dai tugurii dietro alla fuggente
sale al ciel la bestemmia
di mille bocche. Il cielo
indifferente
la cieca strage illumina. 

 

 

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 125

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 125

 

In attesa di collocazione

 

 

Aurora d'Aprile

 

 

E’ una pura d' april tiepida aurora.
I primi fior dei mandorli e dei meli
nascono ai rami, tutta intorno odora


la siepe, al monte dileguò la neve,
e nello smalto limpido dei cieli
s' erge la guglia rosea della pieve .


E la campana ad un tratto sonava.
Portavan la figliuola in cimitero
morta, il visino del color di cero.
Su nell' alto una lodola cantava.


Meglio così. Senz' onte e senza
inganni
col breve piè sfiorò la terra
appena,
e poi disparve candida e serena
in un' alba d' aprile a sedici anni.


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 128

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 128

 

In attesa di collocazione

 

 

Alpi e risaie

 

Maggio, il galante , dei primi tepori
spande sull' alpe il soffio,
squaglia la neve e semina di fiori
e di smeraldo i vertici.


Le montanine dalle stalle aperte,
come sciame di pecchie
dall' alveare, sbucano e sull' erte
cime esultanti salgono.


Scalze, i gomiti nudi, e stretta ai fianchi
la breve gonna, colgono
enormi mazzi di narcissi bianchi
per l' altar della Vergine.


Tornan portando l' odorosa messe
nelle conserte braccia
sul colmo seno, e colle treccie spesse
volazzanti sugli omeri.


Nelle solide membra il sangue caldo
scorre e le guancie imporpora.
Il giovin coro spensierato e baldo
d'aria sana s' inebbria.


Ma nell' autunno le belle fioraie
dalle colline sàlubri

scendon piene di vita alle risaie,
ove le attende, pallida


visitatrice, la crudel terzana.
Curve sui solchi inospiti,
coi piè nel fango e coll' acqua piovana
fino all' ossa, le misere


spigolatrici han dimagrato il viso
e l' unghie smorte, tremano
gialle di febbre, e con un po’ di riso
beltà e salute scambiano.

 

 

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 123

 

 

 

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www.amilcaresolferini.com

Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 123

 

In attesa di collocazione

 

 

Nell'Orto 

 

Sotto la torre cadente, nitido
splendeva l' orto al sole ;
tra l' erbe e l' umili piante domestiche
olezzavano all' ombra le vïole,


nell' aria mite fresche olezzavano
dentro ai cespugli ascose;
rovi e stellate pervinche cerule
faceano siepe alle crescenti rose.


E la mia giovine madre, nel vespero
versava su gli steli
l' acqua, e benigni su lei versavano
la bionda luce del tramonto i cieli.

 

Acri del tenue fior di basilico
si diffondean gli aromi,
con lieve crepito qua e là sbocciavano
i bottoncini dei non nati pomi;


pendean le ciocche delle robinie
gravi di miele, e scosse
dal vespertino soffio di zeffiro
lucean precoci le ciliege rosse;

ad ora ad ora gli ultimi petali
sul capo dell' amata
innaffiatrice lenti cadevano
come fiocchi di neve immacolata.


Mia madre morta... da un pezzo. Crebbero
gli arbusti in tronchi enormi.
Madre, da tanto tempo si chiusero
gli occhi tuoi buoni e nella tomba dormi.


Ed io ti vedo sempre, nel vespero,
chinata sugli steli
versar nell' orto l' acqua, e a te
versano,
madre, la luce del tramonto i cieli. 

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 126

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 126

 

In attesa di collocazione

 

 

La canzone della nonna

 

(In mezzo al mare un' isola c' è
e vi comanda la figlia del re).


Canta filando l' avola
giù nella stalla. Le tremule note
i bimbi intenti ascoltano.
Sonnecchia in culla l' ultimo nipote.


(Ogni garzone che passa di là
paga dogana e un bacio le dà).


Cala di fuori in gelide
falde la neve nella buia notte,
picchia il rovaio e fischia
nell' uscio fesso e per le lastre rotte.

(Gentil galante nell' isola andò,
la damigella baciare non vuo’).


Dura il canto monotono
quant' è lunga la sera, e passan l' ore.
Gli occhi dei bimbi chiudonsi
e la lucerna crepitando muore.


(La damigella suo schiavo lo fa,
se non la bacia, più scampo non ha).

 

Sulla povera paglia
or dormon tutti, l' uno all' altro accanto,
ma pur dormendo sentono
piano agli orecchi della nonna il canto.


(Gli han dato un letto di porpora e d' or,
e le catene son fatte di fior).


E van sognando l' isola,
l' isola verde e il giovine prigione
e la donzella pallida
che i ricci d' or si pettina al balcone.


(In mezzo al mare un' isola c' è,
e vi sospira la figlia del re).


E anch' essa alfin la vecchia
dorme, seduta colla testa china,
e sogna che nel cofano
c' è ancor del pane e un poco di farina. 

 

 

 

 


 

Costantino Nigra

 

 

 Mattonella numero 130

 

 

 

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Geolocalizzazzione  Mattonella Castelnuovo Nigra  n° 130

 

In attesa di collocazione

 

 

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