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Peduzzi Gaia 1° Classificato Categoria Racconto Breve Giovanissimi

 Concorso Letterario Nazionale Amilcare Solferini 2020

 

Furto all’emporio Carelli

Capitolo primo

Era un giorno qualsiasi di ottobre quando mio papà mi disse: “Vai a prendere un litro di latte e un etto di prosciutto cotto all’emporio Carelli, per favore”. “Certo!”, gli risposi.

Sono molto felice di andare dalla signora Carelli perché lei è gentile e suo marito Giuliano è molto simpatico.  Allora mi misi le scarpe e il giubbotto e uscii.

Feci i soliti 80 metri per arrivare alla salumeria. Aprii la porta, mi feci avvolgere dal caldo e dal profumo della bottega e dissi: “Buongiorno signora Anna”. Nessuna risposta. Riprovai: “Buongiorno!”. Niente. Allora me ne stavo per andare quando sentii la signora Carelli urlare: “Aspetta Gaia! Mi hanno rubato le caramelle Harmot e i salamini Conti!”.

 

Capitolo secondo

Andai a casa e ritornai in negozio in un battibaleno, con gli occhiali da sole e una lente di ingrandimento per assomigliare di più a Sherlock Holmes. Dovevo indagare!

Incominciai con la lista dei sospettati:

·        Pizzaiolo della pizzeria accanto;

·        I vicini della salumeria;

·        Margherita Zanichelli (una bambina pestifera e maleducata che abita lì vicino e si diverte a prendere senza permesso le cose degli altri).

Ora che mi ero fatta una vaga idea, potevo procedere andando a casa dei sospettati.

 

Capitolo terzo

Incominciai con il pizzaiolo. Suonai il campanello. Non venne ad aprirmi nessuno. Riprovai e questa volta venne ad aprirmi la moglie del pizzaiolo. “Cosa vuoi?”, mi chiese. Io le risposi che ero lì perché dovevo vedere il pizzaiolo. Allora lei fece un grugnito e mi lasciò entrare.

Forse era stato il pizzaiolo a rubare alla salumeria, preso dall’urgenza di sfornare una pizza al salame senza avere gli ingredienti.

Entrai in una piccola stanza, disadorna di mobili a parte un gigantesco letto e due sedie. Il pizzaiolo era seduto su una di queste e sembrava molto triste. Gli chiesi perché e lui mi spiegò che gli affari non andavano benissimo. Motivo in più per rubare da qualche negozietto. Poi pensai che fosse una persona onesta e non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Gli feci due domande per sicurezza e, quando uscii dalla loro casa, ero sicura al 100% che non poteva essere stato lui a rubare dalla signora Carelli.

 

Capitolo quarto

Mi diressi verso la casa dei signori Freddi, che abitavano accanto alla salumeria. Mi dissero che loro non erano stati, perché quel giorno erano andati a fare la spesa. Io gli chiesi una prova e loro mi mostrarono lo scontrino del supermercato, con tanto di data, orario e lista degli acquisti; era proprio vero, loro non avevano fatto niente! A quel punto rimaneva un‘unica sospettata: Margherita Zanichelli.

 

Capitolo quinto

Margherita abitava vicino a me, quindi non ci misi molto a raggiungere la soglia della casa all’angolo gialla con l’auto parcheggiata sul retro. Suonai il campanello; mi venne ad aprire la mamma di Margherita. Che confusione dentro quella casa! In cucina c’era il fratello di Margherita, Alberto, che non voleva fare merenda perché sosteneva che la sua brioche al cioccolato fosse avariata; poi c’era il cane, che mangiava le caramelle con anche la carta e nessuno gli diceva niente; e infine c’era Carolina, la sorellina di Margherita che non la smetteva di frignare … e in un angolino se ne stava Margherita, ingozzandosi di caramelle Harmot e salamini Conti.

“Sei stata tu!” urlai io; allora lei si alzò dal pavimento, uscì di casa e si mise a correre al massimo di quanto glielo permettessero le sue gambette corte e la sua corporatura tozza. Percorremmo le strade del paesino di campagna dove abitavamo, lei davanti e io dietro. Eravamo solo io e lei, fino a quando vidi sbucare dall’angolo una familiare chioma di capelli marroni, degli occhi a mandorla nerissimi ed inconfondibili, e una voce profonda e calma mi disse: “Gaia, ti aiuto io!”.

 

Capitolo sesto

A parlare era stata Xu, una ragazzina cinese che avevo conosciuto alla scuola materna e poi era diventata la mia migliore amica. Era velocissima nella corsa! Adesso la vedevo in faccia, puntava davanti a me, verso Margherita. “Gaia, non startene lì imbambolata!”, mi urlò lei. “Sto arrivando…”, le risposi io.

E a quel punto riuscimmo chissà come ad agguantare, io per una manica e lei per l’altra, una Margherita tutta sudata.

“Perché l’hai fatto?” le chiesi io col fiatone.

“Mia mamma dice che di caramelle ne ho già mangiate abbastanza.” disse Margherita.

“Ha proprio ragione!” bofonchiò Xu.

“Ti spiegherai meglio dopo”, le risposi io. A quel punto io e Xu la prendemmo sottobraccio e la portammo verso il negozio della signora Carelli. “Ehi, dove mi state portando?” urlò lei, “toglietemi quelle manacce di dosso!” “Non direi proprio, carina, dopo quello che hai fatto.”, disse Xu. “Adesso ti portiamo in salumeria a chiedere scusa…. e anche a vedere come potrai rimediare alla sciocchezza che hai fatto” aggiunsi io.

 

Capitolo settimo

Allora girammo l’angolo ed entrammo nel negozio della signora Carelli. “Eccoti, Gaia, finalmente!” disse la signora. “E’ lei il ladro?” chiese dopo un attimo di esitazione. “Sì, è lei.”, rispondemmo in coro io e Xu.

“Come può farsi perdonare?” chiesi io.

“Direi che un pomeriggio di pulizie va più che bene”, disse la Signora Carelli, “e grazie di tutto!”. “Sempre a disposizione!” disse Xu.

Da quel giorno Margherita non osò più avvicinarsi alla bottega se non per salutare educatamente e io e Xu per un mese mangiammo cioccolatini e focacce gratis.

 

Serazio Alice

2° Classificata Categoria Racconto Breve Giovanissimi

 Concorso Letterario Nazionale Amilcare Solferini 2020

 

Il ragazzo che si arrampicava

 

C’era e c’è ancora un ragazzo che sapeva fare molte cose, ma fra le più imprevedibili l’arrampicarsi su qualunque cosa vedesse, tra armadi, mensole e alberi.

La mamma era disperata, non sapeva cosa dire. Ogni  volta più perplessa, andava a chiedere consiglio al nonno del ragazzo, un uomo con barba e capelli grigi sul bianco, occhi verdi che parlano da soli e un cuore grande grande. La madre del ragazzo si addolciva sempre quando sentiva anche un’unica parola del nonno. Non ci pensava due volte, sapeva che il nonno aveva ragione quando diceva: “Il ragazzo sa quel che fa, non devi limitarlo, anzi… devi solo incoraggiarlo”. A volte lo guardava in alcune sue imprese: i suoi capelli biondi che svolazzavano con il vento… e le veniva in mente il tesoro più prezioso del mondo; i suoi occhi azzurri che guardavano attentamente il percorso… e le veniva in mente il mare, il suo posto preferito dove poteva essere libera, proprio come il suo ragazzo, che voleva solo essere nei boschi, dove ci sono tanti alberi su cui arrampicarsi e sembrare Tarzan e gridare “Geronimooo”.

I giorni passavano in fretta e il ragazzo si impratichiva sempre di più, le persone si stupivano sempre di più, anche se gli dicevano che doveva provare a fare qualcos’altro. Ma quella era la sua passione, lui doveva continuare, perché era l’unica cosa che gli piaceva davvero.

Un giorno suo papà gli disse che doveva andare a scuola per poi da adulto lavorare in un’azienda come capo, oppure fare il medico…nel 1963 c’era il medico del paese, ma lui non voleva fare queste cose, voleva fare un qualcosa che c’entrasse con la ginnastica. Lo aveva capito: quella era la sua materia preferita!

Il padre lo convinse ad andare almeno un anno a scuola e poi vedere. Lui non sapeva come fosse, aveva 8 anni quando la iniziò. Il primo giorno di scuola si presentarono le maestre e lui capì subito che la prima maestra era simpatica, insegnava matematica e geometria. La maestra spiegò velocemente le cose, poi fece una domanda: “720 x 3 – 7 + 13 = ?”. La maestra stava scherzando, era una domanda troppo difficile, ma in un secondo il ragazzo alzo la mano. La maestra lo chiamò dicendo: “Dimmi Giacomo (quello era il suo nome)” e lui in poco tempo disse: “2166”. La maestra rimase sbalordita, non credeva che qualcuno avrebbe risposto, poi prese un foglio, fece il calcolo e… “E’ giusto!”. Il ragazzo era felice, la maestra gli diede 9 e ½, e Giacomo se lo portò fiero con sé. Quando arrivò a casa il papà Diego si congratulò con il ragazzo, non credeva ai suoi occhi: 9 e ½ il primo giorno di scuola!

Le lezioni andarono avanti; Giacomo in poco tempo stava imparando sempre più cose e intanto si era fatto degli amici come: Carlo, un artista nato; Michele, il genio sulla storia del mondo; e…e Cris (Cristina), la più brava a scrivere testi e fare letture. Quando Giacomo disse loro che gli piaceva arrampicarsi pensava che lo avrebbero giudicato, avrebbero pensato fosse “strano”. Invece non fu così. Perché tutti facevano cose “strane”: Carlo dormiva con la testa al posto dei piedi, Michele scriveva metà testo con gli occhi chiusi e Cris prima colorava e dopo faceva il contorno delle figure.

Nessuno in fondo era “strano”!

Giacomo aveva appena iniziato una nuova vita, che i suoi amici avevano arricchito. Diedero un nome al loro gruppo di amici: ”C.C.M.G.” ovvero ”Carlo Cris Michele Giacomo”. Giocavano, si divertivano e il tempo passava…  Il tempo è passato…

Da adulti ognuno ha seguito la propria strada: Giacomo è diventato un insegnante di sport (cos’altro se no?), Carlo un pittore, Michele un insegnante di storia e geografia alle scuole medie e Cris una bravissima insegnante di italiano alle scuole elementari…ma non si sono mai lasciati.

 

Questa è l’amicizia ed è una delizia!

www.amilcaresolferini.com
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