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Mattonelle Inciampare nella  Cultura

Le Vie dei Poeti a Valchiusa

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Consegna  Mattonelle Inciampare nella Cultura 

avvenuta alla presenza del reverendo don Matteo Somà e Andrea tiloca  

 

 

 

 

Le voci di Vico

 

 Ancora armonie antiche

di secolari stormir di fronde

accarezzano il villaggio.

 Ancora si odono scalpelli lontani

tintinnare sulle tue pietre

sull'eterna diorite.

 Possente è la voce

della grande campana

che chiama passi

e voci di genti.

 Ancora il tempo regala boschi

e prati e belati di greggi

confusi tra profumi di erba.

 Ancora le case antiche di vita

raccolte attorno al campanile

pensano al passato

e adagio si raccontano il futuro.

            Le voci di Vico

            semplice affascinante gioco di parole.

 

 

Giovanni Ponzetti

 

 Mattonella numero 029

 

 

 

MEMORIA CELTICA

 

“Così abbiamo perso – dici –

la voce che saliva libera

la grotta ornata di ginestre

il gesto della clava e l’arco

che riempiva di sangue le corazze

dei legionari: vincitori

dissero legge le parole

che noi non capivamo.

Crebbero ponti sui torrenti

gallerie nei monti

e roghi nei villaggi di capanne.

Forgiarono metalli: lance, spade

nel petto di pastori abbandonati al sonno

fra le braccia di spose che dormivano

con addosso il respiro dei figli

e il belato degli ultimi nati

del gregge.

Da sempre la vittoria preme

sullo scudo dei vinti. Abbiamo attraversato

secoli

secoli, roghi e spade

e ogni rogo, ogni spada

era la legge nuova che uccideva

giorno per giorno il nostro grido antico.

Come allora scende il fiume

pesante di detriti di metalli. Oltre

scopri acque verdissime

come gli occhi delle donne: seguivano

alto nei cieli dei falchi

il suono dei corni degli uomini

che tornavano a casa”

 

“Se i padri hanno avuto età felici – chiedi –

se hanno giocato con gli uccelli

con il salto d’argento dei pesci

quando risalgono alle sorgenti”

 

Forse. Un sogno. Un’età felice

prima del sangue e della legge. O forse

è sempre stata guerra

dal gelo al fulmine della tempesta

dal fischio della vipera

all’inganno del colchico

che attende con l’invito della morte

chiusa nel fiore freddo, avvelenato?

 

Sergio Giustetti

 

 Mattonella numero 026

 

 

 

ALBERI

 

Noi come alberi

Che folate di vento fanno gemere

e abbracciano in vortici di valzer.

Noi come alberi

che levano le chiome verso il cielo

affondando le radici in una terra

che è impasto di sangue e di memorie

nei profondi anfratti misteriosi dell’anima.

Noi come alberi

beviamo gli ori e i rubini dei tramonti

e ascoltiamo le nascoste risatine delle stelle.

In noi ogni primavera fa sbocciare

lieve rugiada di sogni

i cui petali planano nell’aria.

Noi come alberi

radicati nel suolo,

protesi all’infinito

nati da un’alba che è mistero

avviati a un porto di tenebre.

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 027

 

 

L’ALBA

 

L’alba ha illividito le stelle

che si sono spente ad una ad una.

D’alto della lontana Serra

in un mare di fuoco

il sole ha dato l’avvio

a un altro giorno

prodigo di sogni e di promesse nel suo nascere,

quando – forse – avaro di certezze all’imbrunire.

Inverso, quattro case arroccate ai piedi del monte.

Una chiesa

(il sole nascente vi accende bagliori alle vetrate)

dove le albe e i tramonti degli uomini

trovano  conforto nella luce d’una Parola

che non tramonta,

dove sugli occhi da poco aperti alla vita,

sugli occhi sui quali si è spenta,

scendono i raggi della Fede,

scendono i raggi della Speranza

in una Parola che non muore.

Anche qui – come ovunque –

simbolo del tempo, che corre a sfociare nell’eterno,

una meridiana attende

di segnare con i suoi giochi

di luci e di ombre

lo stillicidio lento e incessante delle ore.

 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 028

 

 
 

ALI DI FIAMMA

 

Avevi ali di fiamma.

Primavera, quando tornavi

a dipingere il tuo volo sul mondo.

Una fiamma, che consumava,

insieme con le stoppie dell’inverno,

anche i tetri pensieri,

che facevano il nido dentro i cuori

simili a neri, cupi

stormi di corvi.

Sei tornata, Primavera,

a irradiare la tua luce nel mio animo

con i fiori, che hai gettato a piene mani sopra i rami

e negli sguardi sognanti dei fanciulli.

Avrà ali di fiamma

anche quella che aspetto da una vita

perché doni pace a questo cuore

e mi ricongiunga finalmente con lei,

a cui sono debitore del mio sangue!

 
 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 030

 

 
 

QUANDO DI NOTTE

 

Quando di notte latrano i cani

su fili d’erba oscillano

tutti i nostri contrastanti desideri.

E sono frecce d’argento

lanciate dai prati rugiadosi del mondo

verso le pareti del globo

appannate da un alito di stelle.

Figlie della Notte, che in sé cela frutti d’oro,

vegliate, Esperidi, a guardia d’un giardino,

più remoto assai dei vaghi astri dell’orsa

dal quale ci assale nostalgica

l’eco di un canto.

Dolce come una nenia d’infanzia.

Violento come l’amore.

Placido come la morte.

Quando di notte latrano i cani,

alzo al disco della luna violato

spirali di sogno e di silenzio.

Da esso effonde un suo riso spettrale

e ci scruta la Medusa del destino

con i suoi sguardi agghiaccianti.

Nel calice d’un fiore

investito da un alone di luce

già pulsa la morte

come nel tuo corpo di carne,

a cui tendo le mani,

per spegnere la mia sete ardente.

Goccia d’argento

palpitante nel muschio

nero della notte incombente

è la scintilla scoccata

dagli abissi del tuo sguardo

verso le mie labbra protese

verso la mia anima stanca.

 
 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 031

 
 

LA’ DOVE SPUNTA IL GIORNO

 

Lassù dove spunta il giorno

sulla radura della collina

sotto un cielo spumeggiante di luce

le creature del bosco intrecciano danze

a festeggiare il risveglio della Dea

che ha ripreso il suo cammino

sulle strade del mondo.

La Vecchia ha perso i suoi denti di ghiaccio

e nei ruscelli che tornano a riflettere il cielo

Nantosuelta, la ninfa abitatrice delle acque,

scioglie i suoi luminosi capelli.

Ha raccolto la prima viola

che apriva la sua timida boccuccia

anelando a una stilla di rugiada

e ha avvertito tutt’ attorno il respiro

della madre di tutti i venti

che abita nell’acqua e nella pietra,

nella tomba, nella caverna e nella culla.

Che striscia col serpente fra i cespugli

guizza fra i pesci dello stagno

e vola alta nel cielo in forma di colomba.

Il monte e la collina sono parti di lei

e gli alberi ed i fiori spuntan dal suo corpo.

Nei ruscelli Nantosuelta scioglie i suoi capelli di luce

dove presto anche le mie ossa, come seme,

attenderanno la rinascita.

E sulle mie ceneri spente

un volo di farfalle, nel sole,

celebrerà il trionfo della vita

che non s’ arresta, ma continua

nel filo d’erba, cresciuto sul mio tumulo,

nelle acque scroscianti giù a valle,

nei lenti giri del falco su nel cielo,

solcato da candide trine di nuvole

dove le nubi fanno il girotondo.
 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 032

 
 

SONO PASSATI I MILLENNI

 

Sono passati i millenni,

la fanciullezza è stata e resterà

sempre la stagione dorata, in cui il cuore chiede di sognare

e che il mondo glielo permetta

in attesa che venga il momento

in cui, maturato intellettualmente,

l’uomo apra gli occhi sulla vita.

Certo anche Cleopatra, da fanciulla,

ha corso, in riva al Nilo, e ha giocato con le bambole,

laggiù, all’ombra delle grandi Piramidi,

quando ancora non le rodevano il cuore

l’ambizione del potere e gli amori fatali

per Cesare e Antonio.

V’immaginate la Madonna, da bambina,

ruzzolante per le vie di Nazareth?

Certo doveva avere già tanta luce

in quei suoi occhi, che avrebbero mosso il Cielo

ad aver misericordia degli uomini.

Ecco Didone ragazzina,

nella natia Tiro, che si gingilla,

ad ammantarsi con tessuti di porpora.

Guardando il mare, ancora non sa

che cosa il destino le riserva:

ancora il trono, il dolore e il fato orrendo

sono nubi al di là del suo orizzonte.

 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 033

 
 

SE TORNARAI

 

Se tornerai nella radura dell’infanzia,

dove imitavi la voce del cuculo,

una carezza si poserà sui tuoi capelli

che hanno il colore delle spighe là nei campi,

quando le indora il sole dell’estate.

Una folata di vento

Oppure la mano del nonno?

Quando già l’avrà colto il lungo sonno,

quella radura fra gli alberi di tasso

resterà un santuario del passato.

Ci troverai il tuo io di bambina,

a fare capolino di fra i tronchi

e lo strillo della tua voce argentina

spezzerà la cappa del silenzio

là dove anche il tempo s’è formato.

E a te attorno udrai battere ancora il cuore

Di chi tanto, tanto ti ha amato

Trasformato nel ritmico martellare

del picchio.

 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 034

 
 

QUANDO PIU’ NON CI SARO’

 

Quando più non ci sarò,

continuerai a udire la mia voce

solo che tu lo voglia.

La udrai nello stormire d’una foglia

la sentirai nella fragranza dell’albero in fiore,

nel mormorio del ruscello (di montagna),

nel palpito più segreto del tuo cuore.

Quando fisserai il sorriso incantato del mattino,

in esso ti guarderò e ti sorriderò.

Quando rapita ascolterai

le soavi melodie d’un uccellino

sappi che con il suo trillo d’argento

sarò io a parlarti ancora

come facevo un tempo lontano,

quando non avevo che una bocca,

per comunicare con te,

mentre non ci sono più limiti ora

alla mia possibilità di raggiungerti

grazie al profumo acuto d’un fiore

anche a un soffio di vento

nei raggi di sole a te verrò, tesoro,

e servendomene come di mani accarezzerò

come facevo di sera – ricordi?-

i tuoi dolcissimi meravigliosi capelli d’oro

e non dovrò più soffrire gli adii

e il crudele tuo staccarti da me.

 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 035

 
 

QUANDO UN ANGELO PERDE LE ALI

 

Quando un angelo perde le ali

che altro può fare il cielo che piangere?

Sto vedendo un angelo perdere le ali,

ma in questo caso è il mio cuore, che piange.

Era una creatura dolcissima,

dal cuore traboccante d’amore

e c’è chi tenta di farne

uno strumento al suo odio.

O dolce Gesù, che dicesti:

-Se non diverrete come questi fanciulli

non entrerete nel regno di Dio –

proteggi il mio piccolo angelo biondo.

Tu sai che il mio cuore è sincero

quando ti supplica e dice. “Prendimi, te ne scongiuro,

o buon padre,

ma asciuga dal suo volto ogni lacrima

e rendi il suo piccolo cuore

tanto, tanto felice!”

 

 

 

 Bernardo Bovis

 

Mattonella numero 036

 

VALCHIUSELLA

 

Valchiusella, grembo di viole,
ricerco polle di primavera
incoronate di narcisi.

Ancora l’antica linfa
mi disseta su prati d’ombra
ove rade genziane
raccontano d’un cielo perduto.

 

 

 

 

Anna Maria Talassano  

 

Mattonella numero 037

 

NON CERCARE IL VECCHIO SENTIERO

 

Non cercare il vecchio sentiero
Non abita più là.

Ha raggiunto altri vecchi percorsi
nel labirinto della memoria
dove solo può esistere.

Le nostre primavere
sono sepolte lassù,
sotto la coltre d’autunno
quando le betulle si colorano d’oro
e il sentiero ritrova la luce.

Allora, non cercare:
altre orme si sono sovrapposte,
non c’è spazio per te:
solo barriere di silenzio e di grida.

 

 

 

 

Anna Maria Talassano  

 

Mattonella numero 039

 

LA CORONA DI SPINE

 

Eravamo grandi spine,
un vero strumento di tortura.

Quando ci calarono,
con scherno e furore,
su quel capo docile e così bello
sentimmo
l’inutile ferocia di quel gesto.

Egli ci guardò con pietà infinita
e lo seguimmo sulla croce.

Poi, rimanemmo sul Calvario,
confuse e disperse.

Qualcuna fu raccolta
furtivamente
e portò un messaggio nel mondo
ricordando,
a tutti i trafitti dal dolore
che le loro spine
saranno nel Regno
una corona di luce.

Per quell’uomo.

 

 

 

 

 

Anna Maria Talassano  

 

Mattonella numero 041

 

NON CANCELLARE I RICORDI

 

Non cancellare i ricordi:

sono il tessuto dell’esistenza

e la sua trasfigurazione

in immagini

di emozioni placate,

di raggiunta saggezza.

Non cancellare i ricordi:

sono la ricchezza della vita,

la sua continuità ideale.

In loro ti riconosci:

non cancellare il tuo volto.

 

 

 

Anna Maria Talassano  

 

Mattonella numero 046 

Mattonella numero 038

 

‘L GENIO DL’UMANITA’

 

Eviva ‘l genio dl’òm, base del mond

Amor eterno d’gloria ch’a meuir nen

Smens d’ogni scienssa imortal frut fecond

Che d’cò al poter dla mòrt a buta l’fren.

Ti t’ciape la materia e dla modele

Precis coma scultor d’aut sentiment,

T’ài das la vita ‘n tute ji forme bele

Ch’a fan dla tera un paradis dla gent.

E se a smia che la mòrt da tans a n tan

Le bele forme posè a veuia a bas,

Ti con lòn ch’a n’avanssa e con tua man

Sl’òpra ch’a meuir ti n’òpra neuva t’fas.

T’rende l’azur dël cel sempre divin

‘L gran feuch del sol tuti ji di t’alimente

T’iradie la speranssa ògni matin

E ‘n l’ombra dcò la luna t’inargente.

Com’eco alegra an mes di bòsch t’risponde

Smia che t’geme al mormorè dij rian,

T’ fas le piante superbe antle sue fronde

Ti sol t’ capisse col gran cri dl’òcean.

Per le valade t’as d’ sospir d’amor

T’ slansse sle ale dël vent ‘l cant amoros

T’mande l’ebrêssa ‘ntal pròfum dij fior.

Antle tempeste t’ fè trônè tua vos.

Ti t’mene antle profonde, oscure e avare

Viscere sòteranee ji gran fium dl’òr

T’ tense le perle d’ cole tinte rare

Per dè à l’abis dël mar tanti splendor.

T’ lansse antal cel për ch’as dimòro ji vent

Col fantastich vôlum d’nebbie voland

T’ ciape la lòsna al vol e ant’un moment

T’ la costringe a servir al tò comand.

Fòrssa feconda e d’ògni vita ‘l frut

Fontaña eterna dël ben conossù

Luce divina ch’a risplend per tut

T’ sas la speranssa e t’ sas la gioventù.

Ti t’as treuvà cola lege profonda

Ch’a governa le steile a giré ‘n cel

T’as descovert côla armonia gioconda

Ch’ogni astro ‘n su girand a smia tant bel.

Son sempre lavorant për la tua glòria

Tuti ji secoj dij temp senssa contè,

Ai canto e incido a l’eternal memòria

Iradiant dl’òm antl’imortal pensé.

Viva ‘l genio dji geni al grand poter

Che ‘n tera e ‘n cel a dòmina sovran

Viva ‘l genio dji geni, base dël ver

Ch’an sublima la vita antal doman.

 

 

 

Giacomo Felice Saudino ​ 

 

Mattonella numero 042

 

ILLUSION

 

Quand che la neuit a tas quasi ancantà

E la luna a risplend d’ melanconia

E na calma d’ piasì mòla d’rosà

A termola al basin dla poesia

Che le steile dal ciel an mando si

Per fè la neuit pi cara ancor che ‘l dì:

Mi desmentiand ògni miseria umana

Sempre pien del tò amor, vat sol a spass

Per ridesteme l’ilusion sòvrana

D’ sente na vòlta ancor an tai me brass

Coma quand che sta vita ‘n giust òrgheui

A splendia così bela an tai tò eui.

E li m’iludo pròpi per dabon

D’ambrassete parei s’a fussa vera,

Oh! Se ji spirit a fusso mai pàdron

Da le steile scapè su costa tera

Ti t’avnirisse a vol consolator

Che ‘n cel t’ ricòrde sempre ‘l nòstr amor.

E anlora i slansso ji cant dla ricordanssa

Che trovave pr’al tò boneur

Mentre l’eco a rispond an lontananssa

E la tua vos m’a smia ch’a sendo al cheur,

Coma a pòch da l’autr mond a vneisa feura

A delissieme ancor prima ch’j meura.

 

 

 

Giacomo Felice Saudino ​ 

 

Mattonella numero 043

 

LA VAL D’ BREUSS

 

Mira ‘ntorn sti mont grandioss

Festonà da crèste d’ gal,

Ch’a s’inausso maestoss

Ch’a circondo nòstra val

Ch’a rinserro ‘n na scudela

La stupenda val d’Kusela.

Coma a slansso su lontan

Le aote ponte al firmament

Coma a mormora ‘ntal pian

Cara musica ‘l torrent,

Coma incanta com’è bela

la valada d’la Kusela.

Si, bej fieuj, si bele fie

Si perssone dësvià

Prosperose, dëgordie

Piene ‘l cheur d’grassiosità

E a l’à scrit ‘nt’ sò blason

Pr’ògni bela aspirassion.

 

 

Giacomo Felice Saudino ​ 

 

Mattonella numero 047

SOLITUDINE ALPESTRE

 

Balze scoscese tra vapori

di nubi: una vertigine recinge

le solitudini rupestri

e le indora nel sole che tramonta.

Per le verdi distese dei pascoli

si espande un’ansia di malinconia

al calmo tintinnare degli armenti.

Nella vastità dei monti e delle valli

l’anima trasogna e nelle fonti

s’irrora di frescura

e beve il silenzio.

Declina il giorno e il tempo trascolora

sulle soglie dell’eternità.

 

Edoardo Pedrazzoli

 

Mattonella numero 044

E’ QUASI L’ALBA

 

È quasi l’alba..

il profumo dell’aria di montagna

m’investe mentre mi rotolo nei sogni.

 

Ho inseguito il vento tra questi altopiani di stelle;

ho spento la luce artificiale

quando il cielo incominciava a rischiararsi appena.

 

È quasi l’alba…

Il mio corpo si sta risvegliando

Tra i tizzoni roventi che fumeggiano ancora;

 

che ora strana…

devo ricordarmi di mettere a fuoco

l’azzurro che ho visto in questa visione.

 

Fabio Zuliani

 

Mattonella numero 045

Arrivò il vento

Dritto dalla montagna

Come lama che taglia il fiato

e rami e turbina foglie

Spoglia la valle

Con l’indecenza del predatore.

Entra nelle fessure della casa

Spegnando l’ultimo calore estivo.

Fischiando e ululando

La maledizione del tempo

Che non conosce la strada del ritorno.

Mi strappò il pensiero di te

In mille brandelli

Che faticosamente tentavo ricucire

Con dita gelate e cuore spento.

Conobbi la fatica di amare

Senza amore né speranza.

Tu non mi trattenevi

Preso da altri pensieri

Non ti accorgevi che ero sospesa

Sul vuoto di un addio.

Cosa mi trattenne non so,

non le tue mani scivolose di lontananza

non le tue parole di malcelata irritazione.

Raccolsi i ricordi e ci feci una valigia.

Su passi perduti camminai ancora

Sulla tua terra

Ed essa mi restituì un raggio di sole

E il pensiero felice di te,

che lì sei, lì vivi, lì forse mi stai pensando.

Così ti chiamai per dirti

Sono qui come la prima volta, come sempre

Perché sempre sono per amarti.

Fu solo una breve chiamata

Un piccolo semplice : ti amo.

 

 

Maria Chiara Padrini

 

Mattonella numero 049

MATRICOLA 42307

 

Non moriremo in silenzio 

 

Italo Tibaldi 

 

Mattonella numero 048

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